La felicità delle piccole cose di Caroline Vermalle | Recensioni


Recensioni / lunedì, Marzo 19th, 2018
Una settimana fa mi trovavo a Napoli e oggi sono a Parigi. Qualcuno pensa che per viaggiare si ha bisogno di un aereo, ma non è sempre così.

Caroline Vermalle ha avuto la capacità di teletrasportarmi esattamente a Parigi, una città che non ho avuto ancora la possibilità di visitare ma che oggi mi sembra di conoscere, come se fossi appena tornata da un breve viaggio.

Frédéric è un famoso avvocato di Parigi, laureato a pieni voti, ha avviato la sua attività molto velocemente. Negli ultimi tempi però tutto sta andando a rotoli. I debiti aumentano e i clienti diminuiscono e proprio in questo periodo di scoforto che riaffiorano i ricordi. Ricordi di una vita passata, di un bambino cresciuto senza un padre. Ricordi di opere, di emozioni e di calendari, l’unica eredità che suo padre gli ha lasciato prima di sparire. Frédéric, grazie al padre, è anche un collezionista, brama diverse opere d’arte così come suo padre le utilizzava per progettare i suoi calendari.

Quasi come una coincidenza Frédéric riceve una telefonata dal notaio, qualcuno gli ha lasciato un’eredità e deve presentarsi per ritirarla. L’avvocato si aspetta un po’ di soldi, ma non è così.

Frabrice Nile è un senza tetto e prima di morire ha lasciato a Frédéric, senza molte spiegazioni, dei biglietti del treno. Frédéric non conosce quest’uomo, ma dai biglietti deduce che Nile vuole portarlo in alcuni luoghi che richiamano le opere degli impressionisti, proprio quei pittori che l’avvocato vorrebbe collezionare.

Da questo momento in poi, il libro narra le vicende di Frédéric che segue i biglietti come se avesse a che fare con una caccia al tesoro. Incontriamo Jamel che condivide la stessa passione per le opere d’arte, Pétronille che lavora come segretaria ma che fa i bignè più buoni di Parigi. Ernest che si aggrappa ai ricordi e che prova felicità nel raccontarli e a Marcia che sogna di dare a suo figlio la vita che merita.

Storie che s’intrecciano, un po’ per caso, un po’ perché Jamel è un bravo burattinaio e riesce perfettamente a muovere i fili di tutti. Storie d’amore che vi renderanno il cuore leggero. Storie di felicità raggiunta e di riflessioni su come raggiungerla.

Una storia che si legge in poco tempo, vi perderete facilmente fra i quadri di Monet e l’ospedale. L’autrice è riuscita ad esprimere in modo molto semplice il potere dei sogni, della felicità e sopratutto ci insegna che abbiamo sempre tempo per recuperare in qualche modo. In secondo luogo viene preso in considerazione il tema dell’omosessualità, che ai tempi in cui è ambientata la storia non era assolutamente accettata, e ci rendiamo conto di come in passato questa incapacità di accettare la diversità ha portato solo a dividere delle famiglie o a lasciare dei figli senza genitori. Perché è più facile accettare un uomo in carcere che un marito omosessuale.

Tutto questo con uno sfondo bellissimo e pieno di colori, quello del giardino di Giverny. Monet lo raffigura in mille modi e da tutte le angolazioni. Un giardino che trasmette un po’ di malinconia, ma anche felicità e speranza.

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