Bestiola: lutto, gatti e un’etica della tenerezza nella Milano della performance
Perché leggerlo
Un libro intimo e radicale che usa il rapporto con gli animali per parlare di lutto, cura, precarietà, famiglia e del bisogno di trovare forme di affetto fuori dalle logiche della produttività.
A chi potrebbe piacere
Ideale per chi ama memoir ibridi, riflessioni sul rapporto umano-animale, libri sul lutto e testi che intrecciano esperienza personale, neurodivergenza e critica sociale.
A chi non lo consiglieresti
Meno adatto a chi cerca una narrazione lineare o preferisce evitare testi molto personali sul dolore, sulla morte degli animali e sulla fragilità emotiva.
Da sedici anni Mirtilla e Purè accompagnano la vita del protagonista, insegnandogli cura, protezione e una forma di relazione lontana dalla corsa alla performance. Quando Mirtilla muore, il lutto diventa difficile da nominare, perché il dolore per un animale sembra non avere riti né piena legittimità sociale. Dopo anni di silenzio, precarietà e traslochi, il protagonista torna a scrivere per darle un posto nella memoria. Accanto a lei compaiono altri animali legati a figure come Freud, Emily Dickinson e Simona Kossak. Attraverso queste presenze, il libro riflette su classe, neurodivergenza, famiglia e possibilità di vivere la tenerezza come forma di resistenza.
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